Roma-Catania, 13 ore in aereoporto.
Ore 04.45 (del mattino).
Aereoporto di Fiumicino.
Facciamo subito un salto indietro.
Dopo due mesi passati in giro con la compagnia della Rancia, mi accingo ad andare all’aereoporto per prendere l’aereo Roma-Catania.
Prenotato diverse settimane fa, la partenza è fissata per le 20.40, la compagnia è Windjet.
Prendo il trenino da Trastevere per Fiumicino ed arrivo con un largo anticipo, verso le 19.00. Ho tre bagagli, (una valigia grande rigida e pesante, zaino in spalla e borsa con computer) arrivo al primo grande display che mi dice il terminal del mio volo : Terminal A. Cammino per un bel pò (Fiumicino è davvero enorme) e arrivo allo sportello Windjet per fare il check-in. Immediatamente noto che la gente in fila (vicina a me) strizza gli occhi in tutte le maniere possibili per leggere bene le informazioni sullo schermo sopra lo sportello Windjet, e così comincia il vocìo…
Volo : Roma-Catania
Orario : 20.40
Orario effettivo : 00.40
Beh, solo quattro ore di ritardo.
Tutti, compreso me, increduli, non si sa cosa fare. Il check-in si deve comunque fare, perchè i ragazzi “Windjet” alle 9.00 devono andare via.
Fantastico.
Arriva il mio turno e l’omino allo sportello mi dice che, gentilmente, la compagnia offre la cena per scusarsi del disagio. Mollo la valigiona e vado cercare il ristorante.
Mi dicono di fronte l’uscita B19.
Bene. Noi siamo in un altro terminal. Va beh.
Altri chilometri per raggiungere st’uscita. Arrivo e scopro che il ristorante in realtà è Spizzico!
Che culo! Pizza improbabile, patatine che sanno di strutto e birra in plastica!
Dopo essermi avvelenato torno verso l’uscita A29 dove tra quattro ore parte il mio aereo.
Mi viene una sete della madonna, dopo quella finta pizza, cerco dei distributori ma al terminal non ne trovo manco uno… i bar sono tutti chiusi come del resto tutto l’aereoporto.
Decido di andare a vedere negli altri Terminal ma dopo chilometri di camminata non trovo un cazzo. C’è la boutique di Dolce&Gabbana e un cazzo di distributore di bevande no, pazzesco.
Torno in A29 e la gente è molto incazzata, molti come me hanno sete. Un gruppo “troppo operativo” decide di andare al box della polizia per chiedere spiegazioni in merito al nostro abbandono, tornano dopo un pò incazzati ma un minimo soddisfatti perchè hanno chiesto dell’acqua e dicono che sta per arrivare.
Sono le 23.40 e siamo sti 130 sfigati e qualche poliziotto.
Decido di leggere, Houllebecq “Estensione del dominio della lotta”.
Lo finisco. Bello.
Ci sta a pennello, devo ammettere.
Ore 00.00
E l’imbarco non comincia. Nervosamente un pò tutti guardiamo il tabellone con le informazioni sul volo.
Lo aggiornano.
Il volo non è più alle 00.40 ma alle 01.00.
Le lamentele crescono di volume, di intensità, di numero. Non si capisce un granchè anche perchè non abbiamo nessun riferimento. Arrivano dei ragazzi, ma ovviamente non sono della Windjet. E la confusione cresce. Chiediamo spiegazioni, ma non sanno una sega, o fingono di non sapere.
Nuovo aggiornamento.
L’aereo viene schedato per le 01.30
Gli animi esplodono, letteralmente.
Arrivano i carabinieri.
Un gruppetto fomenta il resto della gente per cercare di denunciare, fare qualcosa, per iscritto, visto che sono arrivati i carabinieri.
Si raccolgono delle firme, numeri di telefono, email.
Ma i carabinieri non possono prendere la denuncia, gli uffici sono chiusi.
Qualche bambino comincia a piangere, non capisco se è stanchezza o qualcos’altro.
Il livello di rabbia è ancora più alto data l’inutilità delle forze dell’ordine, ed è un pò vero, ci sentiamo abbandonati, sembra un pò tutto surreale.
Giusto per alimentare la cosa ci comunicano che il nostro aereo, partito da Catania, non può atterrare causa scarsa visibilità, nebbia. Dicono che sta volando sopra l’aereoporto.
Giro girotondo.
Guardiamo fuori, si vede benissimo, direi almeno 50 metri di visibilità.
L’orologio segna le 01.30
L’aereo non arriva.
E a questo punto, non può che uscire il catanese vero, quello verace, Doc.
C’è chi insulta in dialetto le forze dell’ordine, chi mette le mani addosso agli omini dietro il desk dell’imbarco, che ne sanno meno di noi, sembra.
Mi guardo attorno, e vedo che i carabinieri sono più numerosi, tengono i mitra in mano. Bah.
Sembra un cazzo di film, di pessima manifattura.
Comprendo comunque che non saremo partiti, non fino alla mattina, quantomeno.
Arriva un’ambulanza vanno a visitare dei bambini, non so bene cosa sia successo. Dopo ripetute minacce in dialetto e non, gli omini dell’imbarco chiamano Catania, la gente vuole almeno riposare, andare a dormire.
Non autorizzano il trasferimento in albergo.
Non prenderanno in affitto un’altro aereomobile per farci tornare a Catania.
Nessun responsabile, siamo soli, sequestrati.
Nel frattempo si vocifera che l’aereo che faceva girotondo sia tornato a Catania…
Mi guardo intorno e mi rendo conto che non riempiamo un aereo, in effetti, saremo 130 circa e l’aereo ne tiene 200…
Sono sempre più convinto che non partiremo.
Sono le 02.30 (il tabellone segna ancora la partenza del volo alle 01.30….)
Dopo inenarrabili litigi, grida e insulti una signorina ci comunica che saremo partiti con l’aereo delle 8.40 (appena 12 ore di ritardo) e stanchi e sfatti non possiamo fare altro che aspettare.
Alle 8.00 all’imbarco ci rendiamo conto che ci sta un bel pò di gente nuova… hanno riempito l’aereo, saremo appunto 190-200.
Tutto torna. Hanno un cazzo di aereo bello pieno.
Partiamo.
Con un “vaffanculo” ed un “mai più” alla Windjet, di cuore.







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